martedì 19 giugno 2012

Gli Italiani e i biscotti Europei


"Gli Italiani e i biscotti Europei" 

di Raffaele Pellegrino

Alla vigilia dell'estate sentir parlare di biscotti associati allo sport fa quasi venire i brividi (di freddo). Tuttavia, parlando di calcio (in Italia) non si può non pensare ai paradossi...di ogni genere. 

Il "biscotto calcistico" è tecnicamente il tacito accordo tra due squadre che "guidano" un risultato per sfavorirne una terza. Nella fattispecie, il temuto biscotto europeo aveva il nome di churro, pasta fritta fatta con farina, olio, sale e zucchero, dolce tipico spagnolo: la Spagna, cioè la favorita, aveva teoricamente il potere di sgonfiare il suo calcio spettacolare per "accontentarsi" di un pareggio contro la Croazia, un pareggio mirato, ad esempio per 2-2 (ma anche un 1-1 sarebbe stato definito "biscottino" per statistiche che lasciamo ai matematici del calcio), che avrebbe eliminato l'Italia, la squadra che fino alla partita contro l'Irlanda non era stata capace di segnare un goal con i propri attaccanti. 

E' clamoroso, ma forse non troppo, che la preoccupazione dei giornalisti RAI, era volta quasi esclusivamente al risultato altrui, tanto che le interviste ai giocatori di tutte le squadre coinvolte nel girone azzurro (Italia compresa ovviamente) evidenziavano una predominanza timorosamente "dolce". Certo, poi l'Italia "avrebbe dovuto fare la propria partita, non pensando agli altri campi, mettere cuore, anima, sangue, polmoni, grinta, ecc.". E' lecito constatare che il timore di una scorrettezza, quasi ossessionante, è "farina" tutta italiana, la patria degli scandali che sembrano non avere mai fine. Da un lato l'incapacità di fare risultati, d'altra parte la paura di se stessi proiettata su altri, un tunnel senza uscita che, con arroganza, sindacava su ogni dichiarazione pubblica sportiva e polemizzava anche sull'ipotesi di ipotesi di un pareggio. 

Mi chiedo: ma se al novantesimo minuto Spagna e Croazia fossero state ferme sull'1-1 e l'Italia non fosse riuscita a segnare gol sufficienti per passare il turno, perché la tribù moralistica mediatica avrebbe dovuto ancora una volta domare la massa di spettatori italiani, spesso ipnotizzati di fronte alla banalità tecnica e linguistica dei giornalisti sportivi che ridondano assordanti in questo Paese? Perché Spagna e Croazia, magari soddisfatte della loro partita, avrebbero dovuto tirare al limite le energie se, certe delle loro forze e della loro onestà, potevano tranquillamente amministrare il risultato e risparmiare fatiche inutili considerando gli impegni logoranti dei Quarti di finale?

In Italia si sarebbe parlato di "turn over tecnico, controllare la partita, evitare rischi inutili", per le altre squadre invece vale la regola del "biscotto, dell'onorare gli impegni fino alla fine", addirittura della "dignità". Non ho sentito uno spagnolo o un croato dubitare di Trapattoni, allenatore dell'Irlanda, allenatore italiano della squadra già eliminata nel girone azzurro, che avrebbe dovuto giocare proprio contro l'Italia. 

Da un lato rincuora il fatto che si rispettino ancora i grandi allenatori italiani, d'altra parte, invece, lo sappiamo, gli italiani sono golosi: non basta mangiarne, parlare di biscotti nobilita lo sportivo...e la pancia. 
La Spagna ha vinto, l'Italia anche, tutti contenti, anche i cuochi...italiani.

Raffaele Pellegrino

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